Licata calcio, torna Riccobono: classe purissima e non solo

 

Metti un pomeriggio, attorno alle 16, a fine giugno, con un sole che farebbe spazientire il direttore dei salesiani e scomporre una guardia svizzera, metti che in questo pomeriggio ci  sono tanti giovani che sperano di giocare, da settembre, nello stesso stadio dove un tale Baggio Roberto, professione mago del pallone, una trentina di anni addietro, realizzava una rete che è al limite delle leggi   non scritte tra sport e scienza. Metti pure, visto che ci siamo, che era l’occasione per i nuovi soci del Licata di “toccare l’erba del Liotta”, adesso è sintetica ma col pensiero profuma sempre di storia e blasone. E poi che mettiamo? Ma si dai, mettiamo  la firma di Maltese e Riccobono, di Sami e Privitera, diremo dopo.  Il discorso è semplice come un tema delle elementari per chi, alle elementari ci manda il figlio: ci sono i giocatori da comprare e poi, i sogni quasi irrealizzabili. Riccobono non è un giocatore da far firmare, è un assegno circolare, è coca cola e patatine fritte alle gite della scuola, Ligabue, Vasco o la Nannini. Piace a tutti. Mette tutti d’accordo. Il Vincenzo col compasso ai piedi a Licata ha pennellato tele dal valore altissimo, roba da museo pallonaro, chi non si ricorda quando, in coppia con Tiscione, le partite cominciavano 1-0 per il Licata. Vincenzo Riccobono in Eccellenza è diamante puro. Mettine dieci in campo, dopo metti lui, fallo svariare su tutto il fronte d’attacco, saprà sempre far male agli avversari, è questione di Dna. Riccobono e Maltese in Eccellenza non sono un lusso, rappresentano lo sfarzo monegasco del Principato. Già, Totò Maltese che torna a Licata, anche le saracinesche hanno un cuore e lui sceglie con quello per vestirsi di nuovo di gialloblu. Maltese difende da stopper vecchia maniera e imposta da dietro come un consumato regista che di polvere sui campi ne ha vista, insieme alle legnate, sempre prese e date. Una squadra si costruisce con l’ossatura principale, il difensore centrale, l’attaccante e il mediano. Privitera è un proprietario terriero: lui si impossessa della sua zona del campo e non entra nessuno, discorso chiuso. Autorevolezza e carisma, gamba e testa. Torna Sami, un educato fantasista. Educato si, perché il palermitano col nome difficile(per le sue origini, si intende) appartiene alla ristretta cerchia di giocatori professionali a prescindere dalla categoria in cui giocano. Premesso che ho visto caviale tra i dilettanti e pane e mortadella(che è pure buona) anche in A o B, Sami ha la felpa al piede pure d’estate, la disciplina tattica e il senso di appartenenza, poi con Riccobono a lato, il calcio diventa arte. Sia ben chiaro, le lodi da sole non bastano. Ho visto squadroni affondare e gruppi di baldi giovani salire sul carro dei vincitori, i campionati si vincono sul campo, non solo col mercato e l’ombrellone. Certo è, che tutti vorrebbero essere nei panni di Galfano con una società che a fine giugno ti trova già l’accordo con un paio di signori che sui campi di Eccellenza giocherebbero bene anche dopo tre giorni con la febbre alta. Il cavallo da corsa si vede all’arrivo ma la gara può essere avvincente. Manca ancora il resto, perché se hai il macchinone figo non puoi fermarti al distributore per 5 euro di benzina, devi spingere, devi osare. Ma non manca il carburante a questo Licata che vuole tornare il Licata, semplicemente se stesso. Sarà un’estate caldissima.

 

Vincenzo Montana