Licata, operazione "Pacchi.it": Famà non parla davanti ai giudici

Cristoforo Famà, 34 anni, arrestato e finito ai domiciliari nell’inchiesta denominata “pacchi.it” condotta dai carabinieri di Licata, non ha risposto alle domande del gup nell’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri mattina al Tribunale di Agrigento. Famà si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha fatto scena muta davanti al giudice Alfonso Malato. Lo stesso ha fatto Antonina Parroco, 40 anni, coinvivente di Famà, sottoposta all’obbligo di dimora. Gli altri coinvolti nella vicenda sono Samanta Cicatello, 29 anni, Alessandro Bianchi, 26 anni, anche loro con l’obbligo di dimora, e obbligo di presentazione alla P.G, invece, per Angelo Trupia detto “Peppe, 47 anni; Giuseppe Romano, 24 anni e Daniela Giannone, 40 anni, tutti di Licata.
L’inchiesta è partita nel 2016 quando militari cominciano ad indagare e l’attività si estende per tutto l’anno. Sono le denunce, se ne contano una quarantina, che hanno accesso il campanello di allarme soprattutto nel territorio di Licata anche se, come spiegato in conferenza stampa, i raggiri coinvolgono persone in tutto il territorio nazionale.
Il modus operandi è molto semplice: venivano postate foto di auto, scooter, animali e quant’altro, anche non necessariamente (anzi quasi mai) nelle disponibilità dei soggetti coinvolti, sui portali di vendita online quali Ebay, Subito, Kijiji, Autoscout con prezzi vantaggiosi e, dopo aver ottenuto la caparra con cifre solitamente non superiori ai 500 euro – versate con bonifico su postepay, sparivano.

Proprio il rinvenimento – durante le perquisizioni – delle carte prepagate ha fugato ogni dubbio. La “banda”, e per questo è stato riconosciuto il reato di associazione per delinquere finalizzata alle truffe on line, è riuscita ad accumulare un introito pari a 8 mila euro al mese. Tra gli indagati, inoltre, per accreditarsi agli occhi dei possibili acquirenti venivano fornite indicazioni alquanto fuorvianti: uno di loro, ad esempio, si è spacciato anche per un maresciallo dei carabinieri in via di trasferimento. Il fenomeno delle truffe, soprattutto nel contesto agrigentino, è in vertiginoso aumento. I carabinieri, pertanto, rassicurando la cittadinanza di un loro puntuale intervento, invitano chiunque fosse stato vittima di tali raggiri a presentare querela. La leva che viene usato dai truffatori, infatti, è proprio la piccola consistenza di denaro usata come caparra che, spesso, inducono le vittime delle truffe a non presentare neanche denuncia.

(Grandangoloagrigento.it)